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Dalla Val Brembana alla Corea del Sud, il sogno olimpico di Giorgio Scuri

Fra i tedofori che stanno percorrendo la Corea del Sud per i Giochi delal 23esima Olimpiade Invernale anche Giorgio Scuri di Branzi, alpinista e maestro di sci. Una fiaccola che simboleggia la vittoria contro una rara malattia.
7 Dicembre 2017

Un sogno che si avvera, e ammanta dei colori brembani i cinque cerchi olimpici. Fra meno di due mesi prenderanno il via, a Pyeongchang in Corea del Sud, i Giochi della ventitreesima Olimpiade Invernale. La fiamma olimpica, accesa come tradizione in Grecia, dallo scorso novembre sta percorrendo la Corea in lungo ed in largo, per giungere puntuale alla cerimonia inaugurale del 9 febbraio 2018.

A far da tedofori centinaia di coreani, ma anche un drappello di venti italiani, selezionati attraverso una selezione online promossa dalla Samsung (il colosso coreano dell’elettronica) attraverso la campagna “Corri per il sogno”, centrata su storie umane e sportive che possano sottolineare al meglio lo spirito olimpico. Fra i selezionati c’è Giorgio Scuri, 48 anni di Branzi, alpinista e maestro di sci.

Corea 2018 fiaccola olimpica - La Voce delle Valli

Giorgio vanta negli ultimi anni la scalata ai 4478 metri del Cervino, al Monte Rosa ed allo spigolo nord del Pizzo Badile, ma anche (nel 2008) una Coppa del Mondo Master di slalom gigante. La fiaccola che porterà con orgoglio lungo le strade coreane sarà idealmente quella della Fondazione Aiuto e Ricerca Malattie Rare (www.armr.it) di cui è alfiere e rappresentante dopo che negli ultimi anni si è trovato a combattere (e vincere) una rara patologia che improvvisamente l’aveva di fatto paralizzato: la mielite trasversa acuta.

Al suo fianco ci sono la moglie Carola, i figli Guido e Bruno e tantissimi amici, con i quali negli ultimi tre anni ha portato avanti anche la “pazza idea” di ripercorrere a piedi i circa 70 chilometri fra Bergamo ed il Rifugio Calvi, a ricordo dell’analoga impresa che un altro brembano, lo scalatore con le stampelle Egidio Gherardi, portò a termine nel 1978. “Di nuovo al Calvi” è diventato un motto, un progetto e una sfida: si alimenta di amicizia e solidarietà per sostenere la ricerca e dare speranza concreta a tanti malati. Lo spirito olimpico non poteva avere tedoforo migliore.

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