Coronavirus, la psicologa: ''provare paura ha senso, ma affidiamoci a rispetto e razionalità''

Dott.ssa Eleonora Negri 09/03/2020 0 commenti

A causa della rapida e marcata diffusione del coronavirus nel territorio bergamasco, gli abitanti delle nostre Valli stanno vivendo da qualche settimana una situazione critica, caratterizzata da una marcata alterazione dei ritmi di vita quotidiani. Nel giro di pochi giorni le nostre abitudini sono state completamente stravolte; tanti piccoli gesti che fino ad un mese fa consideravamo scontati e persino banali ora richiedono cautela. La consapevolezza di alzarsi e dover andare al lavoro, magari controvoglia, oggi ha purtroppo ceduto il passo al dubbio di poter andare al lavoro (e, soprattutto, di riuscire a tornare a casa in salute). Le scuole sono chiuse, le attività ricreative e culturali sospese, i luoghi di fede solo parzialmente accessibili. Le giornate sono tendenzialmente monotone e il pensiero è monopolizzato da notizie di nuovi contagi e di crescenti difficoltà. Dobbiamo ammetterlo: questa epidemia ha creato uno spartiacque tra un “prima” di cui sentiamo terribilmente la mancanza e un “adesso” che ci sta stretto e ci fa paura

Come se non bastasse, la recente estensione della "zona rossa" all’intera regione ci ha allarmati, mettendoci di fronte all’ipotesi di una vera e propria restrizione della libertà di movimento. Innegabile ammettere che non eravamo preparati a tutto ciò. Questi fenomeni ci sollecitano da più punti di vista: da un lato c’è apprensione per il nostro immediato futuro, per la nostra incolumità fisica e per quella dei nostri cari; dall’altro, il pensiero volge al lungo termine e porta a domande come: “Finirà tutto questo? Potrò ancora riappropriarmi della mia normalità?”. 

Quando sentiamo minata la nostra quotidianità, una delle reazioni normali è provare paura. La paura è un’emozione utile, serve a segnalarci che siamo di fronte ad un pericolo. In questo caso il pericolo è impercettibile e contagioso, quindi intacca una delle sfere per noi più importanti: i rapporti con gli altri. Il coronavirus sollecita inoltre alcuni dei timori più grandi per l’uomo: la malattia, l’isolamento e il dolore e far fronte a questi temi quotidianamente non è affatto facile.

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Siamo disorientati, ci sentiamo precari, in gabbia e cerchiamo risposte immediate e certe. Come sappiamo, però, in questo momento la realtà esterna non è in grado di offrire conferme definitive. Per salvaguardare il nostro benessere psicologico e affrontare l’emergenza nel migliore dei modi, credo sia necessario appellarsi ai concetti di razionalità e rispetto

La razionalità rappresenta una grande risorsa, perché ci aiuta a valutare in modo lucido una situazione. Nei primi giorni di emergenza abbiamo assistito a comportamenti dettati esclusivamente dall’istinto, ma credo si possa affermare con sufficiente certezza che svaligiare i supermercati o affollare le stazioni ferroviarie per fuggire non protegga dal Covid-19. Allora perché è successo? Forse la corsa incontrollata ad accaparrarsi scorte alimentari e posti sui treni è servita ad incrementare un apparente senso di sicurezza, in un ragionamento in stile “io mi salverò”; dall’altro lato, però, ha contribuito a diffondere nella comunità panico ed angoscia, vissuti non certo amici del benessere psicologico. 

Al tempo stesso, valutare situazioni con razionalità aiuta a capire che è necessario attuare comportamenti orientati alla prudenza. È vero, non possiamo baciare o abbracciare i nostri cari, dobbiamo rispettare distanze di sicurezza e indubbiamente è un peccato non poter partecipare ad eventi aggregativi, ma forse non è questo il momento opportuno per sfidare le regole

Per citare uno slogan attualmente molto in voga, Bergamo non si ferma. Sì, non fermiamoci, ma dal punto di vista della fiducia nella scienza, del buon senso, della capacità di accettare che la nostra quotidianità richiederà qualche accortezza per il bene comune. 

Sottovalutare il pericolo e sentirsi immuni mette a rischio la nostra salute. Ed è proprio qui che entra in gioco l’importanza del rispetto. Rispetto per le regole, che significa fondamentalmente rispetto per se stessi e per la collettività a cui apparteniamo. Siamo chiamati al rispetto e alla solidarietà per lo sforzo dei professionisti che operano in prima linea, al rispetto per coloro che stanno affrontando lutti a causa dell’epidemia. Dobbiamo rispetto anche ai sentimenti che proviamo e che non possiamo scacciare subito, paura inclusa. Una paura da non nascondere attraverso polemiche o lamentele, da non negare ad ogni costo, ma da tollerare con maturità, in attesa che a quello spartiacque tra “prima” ed “adesso” segua un “poi” di riconquistata sicurezza e di maggior consapevolezza di chi siamo. 

Dott.ssa Eleonora Negri, Psicologa e Psicoterapeuta.

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