Da Bergamo a Palermo e ritorno, la storia a lieto fine di un paziente Covid positivo

Redazione 25/04/2020 0 commenti

In questi tempi costellati da momenti di dolore, ansia e preoccupazione per l’incertezza del domani è bello poter raccontare storie a lieto fine. E’ il caso del signor Ettore Consonni trasferito da Bergamo a Palermo nel pieno dell’emergenza e poi rientrato a casa. A raccontarla è Rita Moro, referente del Distretto Bergamo dell’Agenzia di Tutela della Salute, attiva sul territorio per raccogliere e contribuire a risolvere i casi che necessitano di attenzione e coordinamento.

“A marzo è stato necessario trasferire il paziente dall’Ospedale Papa Giovanni XXIII, ormai subissato dalle richieste di ricoveri e dalle necessità di cure di terapia intensiva, all’Ospedale Civico di Palermo. Pur conscia della situazione di assoluta emergenza in cui versavano i presidi della nostra provincia, ho pensato allo sgomento della famiglia al pensiero di un trasferimento a 900 chilometri di distanza”, spiega la dottoressa Moro.

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Eppure proprio questa scelta dei sanitari è risultata vincente: “E dico “vincente” non solo per l’esito delle terapie prestate prima a Bergamo e poi a Palermo che hanno consentito all’uomo di ritornare nel pomeriggio del 21 aprile a casa dai suoi cari. Non solo per la competenza dei professionisti addetti al suo trasporto, assai delicato quando ha volato verso Palermo in serie condizioni. Dico “vincente” perché solo la scelta di unire le forze a disposizione ha permesso di salvare una vita, con l’impegno di tutti gli operatori che nell’emergenza hanno saputo trovare soluzioni che sono andate oltre le distanze e le complessità organizzative”.

Una scelta possibile grazie alla collaborazione tra ATS Bergamo, ASST Papa Giovanni XXIII, ARNAS Civico di Palermo e AREU. Per chi ogni giorno è in prima linea nel gestire l’emergenza sanitaria da Covid-19 come la dottoressa Moro è fondamentale avere tangibili prove di quanto il lavoro svolto sia efficace (in questo caso riunendo famiglie che l’epidemia ha diviso e, a volte, purtroppo lacerato): “Una storia a lieto fine come questa ci permette, anche se stremati, di essere fieri di aver lavorato insieme per riportare alla vita e alla normalità una persona. Voglio condividere, con tutti quanti hanno operato per il caso di questo signore, il ringraziamento che una delle figlie mi ha voluto dedicare per il contributo di ATS nell’organizzare il rientro a Bergamo del papà. Sono fiera di aver fatto parte di questa squadra!”.

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FONTE: La Repubblica

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