La guerra pesa sul mais bergamasco: semine al via con 3 milioni di costi in più

Nel complesso, il primo mese di guerra ha comportato un aggravio stimato in circa 3 milioni di euro per la coltivazione del mais bergamasco, trainato soprattutto dall’aumento dei prezzi di gasolio e fertilizzanti.
21 Aprile 2026

La stagione maidicola nella Bergamasca risente delle tensioni internazionali legate al conflitto in Iran. Nei campi sono iniziate le semine, ma per gli agricoltori la campagna è segnata da un importante aumento dei costi di produzione.

Secondo quanto riferisce Coldiretti Bergamo, sulla base delle analisi del Centro Studi Divulga, si registra un rincaro medio di circa 200 euro per ettaro. Nel complesso, il primo mese di guerra ha comportato un aggravio stimato in circa 3 milioni di euro per la coltivazione del mais bergamasco, trainato soprattutto dall’aumento dei prezzi di gasolio e fertilizzanti.

“Le semine del mais non possono essere rinviate – spiega Mario Facchinetti, imprenditore agricolo di Brignano Gera d’Adda –, da quando sono iniziate il carburante ha avuto un aumento medio di oltre il 60%. Purtroppo questi rincari hanno coinciso con l’abbassamento del prezzo del latte, quindi le nostre aziende si trovano ad affrontare costi di produzione schizzati alle stelle a fronte di ricavi minori”.

L’impatto economico non si limita alle coltivazioni, ma si estende anche al comparto zootecnico. L’incremento dei costi delle materie prime incide infatti sull’alimentazione degli animali: produrre una tonnellata di latte costa oggi circa 40 euro in più rispetto al periodo precedente al conflitto, mentre nel settore suinicolo gli aumenti arrivano fino a 35 euro a tonnellata.

“Il rincaro dei costi interessa trasversalmente tutti i settori – evidenzia il presidente di Coldiretti Bergamo Gabriele Borella – e si inserisce in un periodo particolarmente critico per l’agricoltura, proprio mentre le aziende stanno riprendendo a pieno ritmo le attività nei campi dopo la pausa invernale. È infatti in questa fase che aumentano gli interventi agronomici e il gasolio rappresenta una risorsa essenziale per il funzionamento di numerose filiere”.

Visti i costi alle stelle del gasolio e dell’energia, preoccupa anche l’approssimarsi della stagione irrigua. In inverno le nevicate sono state scarse, anche nelle aree montane, e questo, unitamente all’impossibilità di trattenere l’acqua delle precipitazioni, influisce sulla capacità dei bacini. Un quadro che rende le operazioni di irrigazione più complesse, anche se il Consorzio di Bonifica si è attivato con diverse soluzioni per andare incontro alle esigenze degli agricoltori.

La situazione che si è creata in Medio Oriente – sottolinea Coldiretti – ha reso evidente la necessità di avviare una strategia europea più incisiva a tutela dei settori produttivi e dei consumatori. Servono interventi immediati e strutturali, con risorse e strumenti in grado di proteggere asset strategici come agricoltura, energia e difesa.

Dopo l’estensione alle aziende agricole della misura del credito d’imposta per il gasolio agricolo approvata dal Governo italiano, a partire da una proposta di Coldiretti, questa fase di temporaneo allentamento delle tensioni deve spingere l’Europa ad agire subito per non farsi trovare impreparata nel caso di una nuova escalation.

Coldiretti sta spingendo con forza per l'equiparazione del digestato – residuo della produzione di biogas – ai fertilizzanti di origine chimica, al fine di ridurre la dipendenza dalle importazioni e abbattere i costi agricoli, aumentati notevolmente a causa delle tensioni geopolitiche.

È necessario – conclude Coldiretti – dare un segnale forte rispetto a un atteggiamento che sino ad oggi ha visto la presidente della Commissione Ursula Von der Leyen e parte dell’esecutivo comunitario scaricare sui singoli Stati il peso di una crisi che richiede invece una risposta unitaria, coordinata e lungimirante.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenti:
  1. abbiamo ovunque tantissimi terreni incolti, che il bosco, e la cementificazione sta divorando. che volendo avremmo tantissimo mais 🌽 da portare anche fra le popolazioni indigenti del terzo mondo.🙏🙏🙏, serve un piano agricolo a sostegno x tutelare le aziende agricole che fanno fatica, il problema a volte non è la stalla ma la gestione del territorio agricolo improduttivo.

Ultime Notizie

X
X
linkcross