Lupi, orsi e linci: c’era una volta la Valle Brembana selvaggia, che (forse) sta tornando

C’era una volta… una valle verdeggiante popolata di orsi e lupi, cervi e camosci. Nel cielo volteggiavano aquile reali ed avvoltoi, mentre nel fiume la lontra dal pelo bruno lucente attendeva in agguato il luccio, la tinca e la trota fario.
17 Ottobre 2025

“C’era una volta… una valle verdeggiante popolata di orsi e lupi, cervi e camosci. Nel cielo volteggiavano aquile reali ed avvoltoi, pronti a planare sulle greggi al pascolo, mentre nel fiume la lontra dal pelo bruno lucente attendeva in agguato il luccio, la tinca e la trota fario. Non è una favola. Non è nemmeno la valle dell’Eden. Con un piccolo sforzo poetico, era la Valle Brembana fino a poco più di un secolo fa” (F. Riceputi, Storia della Valle Brembana, Museo Etnografico “Alta Valle Brembana” Valtorta, realizzato da Corponove Editrice, 1997).

Conoscere la fauna di un territorio, tanto quella attuale quanto quella passata, significa comprenderne meglio l’evoluzione, affrontando le sfide presenti, evitando di commettere nuovi e antichi errori, minandone la bellezza, l’autenticità, i suoi tratti più originali e distintivi. I lupi e gli orsi stanno tornando ad abitare le nostre valli, allontanati a lungo, sfrattati dai boschi e dalle montagne orobiche, per via del “disboscamento, giunto al suo apice nell’Ottocento” e per “il prelievo venatorio non regolamentato”, conseguenze riconducibili a una “sempre più invadente presenza dell’uomo sul territorio”. Per molte specie animali, si pensi per esempio agli avvoltoi, definitivamente scomparsi, o alla rarissima trota marmorata, sostituita da quella iridea importata dal Canada e dagli Stati Uniti, il destino fu quello di un progressivo ritiro dai propri habitat, cercando rifugio e salvezza in terre più ospitali.

Presenze testimoniate da studiosi solidi, autorevoli, quali lo storico Maironi da Ponte o il naturalista Enrico Caffi, quest’ultimo cittadino sanpellegrinese. L’orso, considerato dal Maironi “un animale comune”, almeno fino al 1803, subì una drastica e inarrestabile diminuzione nel corso del XIX secolo: “Le segnalazioni si [fecero] sempre più rare. Le ultime riguardano un orso ferito a Branzi nel gennaio del 1881, un avvistamento a Foppolo nel 1887, l’uccisione di una femmina e di un giovane maschio a Mezzoldo nel 1888, l’uccisione di un altro maschio a Carona nel 1891 e infine la presenza nel 1892 sul monte Cavallo di due orsi che avrebbero sbranato 14 pecore”.

Persino più brutale e drammatica fu la persecuzione nei confronti del lupo, scomparso nel medesimo periodo, alimentata da superstizioni e timori infondati, esorcizzati con voti ai santi. I lupi vennero braccati, cacciati e, sostanzialmente, eliminati dall’intera Valle per via dei danni arrecati alle greggi, additati come presenze maligne e pericolose, mettendo “taglie per ogni capo ucciso”: “Per il Maironi era ancora diffusissimo agli inizi dell’Ottocento ma nel giro di pochi anni non ne sarebbe rimasta traccia. Tra il 1841 e il 1844 a Piazzatorre furono uccisi 19 lupetti. Nello stesso periodo altri ne furono uccisi o catturati a Taleggio e a Valtorta. Ma per avere un’altra segnalazione bisogna arrivare al 1890, in quel di S. Brigida”.

Non molto attendibile sembrerebbe essere un ultimo avvistamento in Val Taleggio, nel 1920. La Valle Brembana ospitava inoltre la lince, estinta nello stesso periodo dell’orso e del lupo, la lontra, “che ha vissuto lungo il corso del Brembo fino ad inizio Novecento”, e comunità più nutrite di stambecchi e camosci rispetto a quelle odierne. Il cervo e il capriolo, curiosamente, dopo essere a lungo scomparsi dal territorio in questione, hanno saputo, “negli ultimi decenni”, adattarsi meglio alle “modificazioni dell’ambiente”, dando vita a nuovi insediamenti.

La marmotta, scomparsa nel corso dell’Ottocento, è stata invece “reintrodotta negli anni Sessanta”. L’assenza di grandi predatori, a cui si deve aggiungere la situazione particolare dell’aquila reale, “oggetto di una caccia tanto accanita quanto ingiusta”, la quale “ha vissuto momenti molto duri”, fortunatamente oggi tutelata e protetta, ha favorito la diffusione di una fauna dalle dimensioni ridotte, composta prevalentemente da volpi, tassi, faine, donnole, ghiri, ricci, scoiattoli, ermellini moscardini, corvi, cornacchie, merli e fagiani. Rare, invece, sono divenute le lepri, le pernici bianche, le coturnici e i galli cedroni. La Valle si conferma, infine, dimora gradita a rettili e ad anfibi: “Assai diffusi ovunque e da sempre infine gli anfibi come rane, tritoni, salamandre e rospi, e i rettili come lucertole, ramarri e bisce, orbettini e vipere”.

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