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Trapianto di polmone, il Papa Giovanni ai primi posti in Italia per qualità e sicurezza

Le performance del centro trapianti di polmone del Papa Giovanni XXIII sono state valutate tra le migliori in assoluto, rispetto ai 10 centri attivi in Italia.
24 Marzo 2022

È un bilancio molto positivo quello che l’Ospedale Papa Giovanni XXIII riceve dalla recente analisi dell’attività di trapianto di polmone dal 2002 al 2019, realizzata dal CNT – Centro Nazionale Trapianti su tutti i centri italiani. Sotto la lente di ingrandimento del CNT sono state le performance e la risposta clinica per 3.474 pazienti, adulti e pediatrici, iscritti in lista d’attesa per un trapianto polmonare in Italia.

Un’intera sezione del report del CNT si concentra sugli esiti del trapianto. Tutti i 170 pazienti trapiantati al Papa Giovanni dal 2002 al 2019, al pari degli altri centri, sono seguiti in un percorso di follow up che ha permesso di misurare gli esiti del trapianto a distanza di anni. Per i 146 pazienti adulti trapiantati, risultano superiori alla media nazionale sia la sopravvivenza a 5 anni del paziente, con il 58% dei casi, contro il dato medio di 49,6%, sia la sopravvivenza dell’organo, con il 55% dei casi contro il 46% della media nazionale (secondo posto in Italia). La casistica media della sopravvivenza ‘normalizzata’ a distanza di un anno dal trapianto permette un reale confronto tra centri sulla base di una identica casistica di gravità. La sopravvivenza del paziente adulto trapiantato a Bergamo nei 18 anni osservati è stata del 75,2% contro il dato nazionale del 72,3%. La sopravvivenza dell’organo è stata del 74,2% (contro una media del 71,9%). Il Papa Giovanni si posiziona come primo centro del Nord Italia, secondo in assoluto dopo Palermo.

L’analisi statistica del CNT ha anche elaborato un indicatore riconducibile al concetto di sicurezza. Il cosiddetto “effetto centro” misura i casi di fallimento del trapianto e di decesso del paziente e li raffronta con il dato atteso. Il Papa Giovanni XXIII si posiziona nella metà ‘virtuosa’ della classifica, insieme ai centri che garantiscono una minore casistica di fallimenti e decessi rispetto a quelli attesi (effetto centro = - 0,0452).

Il report del CNT prende in esame i flussi di lista per l’anno 2019, realizzando una sorta di ‘fotografia’ dei tempi di attesa per arrivare al trapianto di polmone per i pazienti presi in carico nei vari centri in Italia e misurando così l’efficienza nel soddisfacimento della lista d’attesa. In rapporto ai 21 pazienti totali iscritti in lista nel 2019 (iscritti a inizio d’anno più i nuovi ingressi dell’anno), i 13 trapianti effettuati sono pari al 61,9% del totale dei pazienti in lista (indice ILST). Il Papa Giovanni XXIII fa registrare il valore più alto (la media nazionale è del 27,4%). Il centro di Bergamo risulta inoltre al primo posto in Italia per capacità di rispondere ai pazienti in lista ad inizio anno (indice ISL pari a 216,7%, pari a 8 volte la media nazionale che è di 46,5%) e al secondo posto per capacità di soddisfare le nuove richieste arrivate in corso d’anno (indice ISLE di soddisfacimento della lista emergente, pari a 86,7% contro il 66,5% medio in Italia). Il tempo medio d’attesa per trapianto nel 2019 è stato inferiore alla metà della media italiana, 5,8 mesi contro una media nazionale di 12,1 mesi. Nell’anno 2019 non si sono verificati decessi in lista d’attesa a Bergamo, unico centro in Italia.

Nel corso degli anni al Papa Giovanni, grazie all’iniziativa pionieristica di Michele Colledan, sono state introdotte tecniche innovative per aumentare la disponibilità degli organi e migliorare le performance. In collaborazione con il Coordinamento prelievi e trapianti d’organo è stata introdotta la tecnica di prelievo anche di polmone con la tecnica ‘a cuore fermo’, cioè da donatori non deceduti per morte cerebrale ma per arresto cardiaco. Sul fronte degli interventi di trapianto, la tecnica ‘split’ prevede la divisione di un polmone per crearne due da trapiantare e la metodica EVLP (Ex Vivo Lung Perfusion) punta al miglioramento dell’organo da trapiantare. Non sono mancati i casi clinici più delicati, come i due trapianti di polmone su due bambine di 6 e 14 anni, utilizzando polmoni divisi a metà da donatori più grandi. Particolarmente significativo, in tempi recenti, è stato il trapianto di polmoni effettuato allo scoppio dell’emergenza Covid.

Per tanti anni i trapianti di polmone sono stati effettuati in tandem da Michele Colledan direttore del Dipartimento insufficienza d’organo e trapianti e da Alessandro Lucianetti, attualmente direttore della Chirurgia 1 generale e toracica. Oggi molta dell’attività trapiantologica viene portata avanti anche da Domenico Pinelli e dallo staff chirurgico della Chirurgia 3 – trapianti addominali. In fase operatoria per supportare le funzioni cardiache e polmonari del paziente viene utilizzato un sistema extracorporeo di circolazione, grazie all'esperienza della Cardiochirurgia e dei tecnici della perfusione. Sono tante Unità e figure professionali coinvolte. Il Servizio SIMT - Immunoematologia e Medicina Trasfusionale, diretto da Anna Falanga, per esempio, garantisce sempre la disponibilità del sangue necessario. È una possibilità che pochi ospedali hanno.  

“Siamo senza dubbio soddisfatti, anche se possiamo e vogliamo fare ancora meglio - ha commentato Michele Colledan -. È interessante osservare come i risultati siano buoni nonostante un volume di attività limitato. Penso che questo sia dovuto in buona parte a una peculiarità del nostro centro, dove il programma di trapianto polmonare è gestito dalla stessa equipe chirurgica che si occupa del trapianto di fegato, che ha una casistica molto più frequente. Naturalmente si tratta di attività non identiche. Ma il “processo trapianto” presenta grandi affinità da organo ad organo. Si crea così una competenza specifica trapiantologica della quale beneficiano anche gli organi meno frequentemente trattati, quali appunto il polmone, ma anche l’intestino e così via. Un altro aspetto fondamentale è l’elevatissimo livello di integrazione tra le componenti mediche, chirurgica, anestesiologico-rianimatoria ed infermieristica”.  

Dopo il trapianto il paziente viene trasferito in Terapia intensiva pediatrica. Poi, dopo un eventuale passaggio in chirurgia, se necessario, in Pneumologia, per la gestione fino alle dimissioni e per il successivo follow up.

“L’attività di trapianto polmonare è molto impegnativa e sfidante dal punto di vista clinico – ha commentato Fabiano Di Marco, direttore della Pneumologia -, ma al contempo estremamente professionalizzante, consentendo di offrire un trattamento a pazienti che, senza questa alternativa, avrebbero una prognosi sfavorevole. Per la pneumologia, impegnata anche nell’attività di ricondizionamento polmonare insieme ai colleghi anestesisti, è uno degli ambiti di maggior investimento, come dimostra l’arrivo nell’equipe, che già includeva i medici Cristina Pugliese e Piercarlo Parigi, di Marta Beretta, bergamasca e con una consolidata esperienza al centro trapianti dell’ISMETT di Palermo”. 

L’Ospedale di Bergamo, con 24 trapianti su bambini effettuati, ha realizzato poco meno di un trapianto su quattro sul totale dei 109 trapianti pediatrici effettuati in 18 anni in Italia. A un anno dal trapianto, a Bergamo si registrano le migliori performance del Nord Italia per sopravvivenza del paziente pediatrico (78,9% contro 70,7% della media nazionale) e per sopravvivenza dell’organo (74,2% contro il dato medio di 66,7%). Il paziente pediatrico subito dopo il trapianto è seguito dalla Terapia intensiva pediatrica di cui è responsabile Ezio Bonanomi. La successiva gestione e follow up dei pazienti viene affidata alla Pediatria, diretta da Lorenzo D’Antiga.

“La Pediatria dell’Ospedale Papa Giovanni è altamente specializzata nel trapianto d’organo nei bambini, incluso il trapianto di polmone – ha dichiarato D’Antiga -. Grazie alle abilità chirurgiche, rianimatorie, e alle competenze internistiche pediatriche, il Papa Giovanni è uno dei pochissimi centri in Europa in grado di offrire una possibilità di cura alla maggior parte di pazienti pediatrici che necessitano di un trapianto d’organo”.

“L’attività di trapianti è nel DNA del nostro ospedale – ha rimarcato Maria Beatrice Stasi, direttore generale dell’ASST Papa Giovanni XXIII -. Offrire con il trapianto le risposte più appropriate per patologie così gravi richiede il coinvolgimento di tanti professionisti. Abbiamo dimostrato di essere determinati a farlo, anche ini momenti difficili. Mantenere costante l’attenzione sulle performance si traduce in maggiori opportunità di cura per pazienti in lista d’attesa di una terapia che, come in questi casi, può salvare la vita”.    

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