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Una brutta Atalanta sbatte contro il Genoa: 0 a 0 a Bergamo, padroni di casa troppo imprecisi

L'Atalanta conferma un periodo negativo in campionato, deludono soprattutto le seconde linee
13 Marzo 2022

Frena ancora l’Atalanta di campionato: una brutta Dea non passa in casa contro il Genoa compatto e ordinato. Tanta confusione per i neroazzurri, che durante i 90 e più minuti non hanno mai dato l’impressione di schiacciare gli avversari, con una manovra lenta e troppo prevedibile. Dopo gli impegni europei, Gasperini opta per una formazione con qualche cambio.

A centrocampo Pessina e Koopmeiners prendono il posto di Freuler e De Roon (l’olandese è squalificato), in difesa Scalvini si prende una maglia da titolare accanto a Djimsiti e Palomino, in porta c’è Sportiello. Dopo l’ottima prova contro il Leverkusen, confermati Zappacosta in fascia e il duo Malinovksyi-Muriel davanti, dietro di loro c’è Pasalic. Il Grifone invece deve fare il conto con numerose assenze, tra infortuni e squalifiche. Le novità più rilevanti nell’undici di Blessin sono Frendrup, terzino sinistro di 20 anni all’esordio assoluto in Serie A, e Yeboah in avanti, la prima punta arrivata a gennaio dall’ Sturm Graz. In difesa, conferme per la coppia Ostigard e Maksimovic, Sirigu è la sicurezza tra i pali.

La partita è avara di emozioni per larghi tratti del primo tempo. Il Genoa pressa bene e aggredisce i portatori di palla, tenendo i propri uomini compatti e rientrando con tempismo. L’Atalanta invece fa grandissima fatica nell’impostazione dal basso: i palleggiatori Koopmeiners e Pessina sono ben schermati, Malinovksyi e Muriel non hanno tracce di passaggio pulite verso di sé e gli esterni spesso non trovano la profondità necessaria.

Gli ospiti tentano qualche incursione, soprattutto appoggiandosi a Yeboah. L’Atalanta produce una sola occasione, quando Pasalic recupera il pallone sulla trequarti avversaria, avanza e serve Muriel con un pallone troppo arretrato. Il colombiano riesce comunque ad aprire il destro a giro, ma la sfera sbatte sull’esterno del palo. Non basta a svegliare la Dea, anzi il Genoa prova ad aumentare il ritmo del proprio giro palla, ma solo Vasquez riesce a trovare un’innocua conclusione.

Dopo 45’ il risultato è dunque sullo 0 a 0, grazie soprattutto al pressing alto dei genoani e ai numerosi errori tecnici bergamaschi. È un canovaccio che si ripete anche durante il secondo tempo, quando l’Atalanta non riesce a dare velocità alla propria manovra. Boga rileva Maehle: l’obiettivo sarebbe quello di dare maggior freschezza in avanti, ma tenere un giocatore tanto tecnico in una posizione così defilata e che lo costringe a dare un grosso difensivo significa non sfruttarne al meglio le doti.

La partita sembra accendersi al 63’: Muriel fa ottimamente la sponda per Koopmeniners, che arriva fino in area di rigore e serve Pasalic, il croato non riesce a superare Sirigu con lo scavetto. Il Genoa si scuote: a 15’ dalla fine Destro, subentrato, si gira bene al limite e incrocia, palla di poco fuori con Sportiello in allungo. Il portiere orobico è decisivo due minuti più tardi. Frendrup viene mandato benissimo nello spazio e si presenta a tu per tu con l’estremo difensore, bravissimo a uscire chiudendo lo specchio al danese. Non bastano gli ultimi assalti e l’ingresso di Mihaila al 91’ (sostituzione che si poteva anche anticipare o evitare del tutto), la Dea finisce sullo 0 a 0. Risultato che fa riflettere per come è maturato. Troppi, troppi errori con la sfera tra i piedi, tra stop, passaggi e falli laterali. Ci si aggiunga una generale mancanza di grinta, comprensibile dopo l’impegno gravoso di giovedì per chi ha giocato, ma non per le seconde linee ancora una volta non all’altezza del proprio compito.

Gli impegni ravvicinati chiamano già l’Atalanta alla prossima sfida. Giovedì 17 si scenderà in campo a Leverkusen per il ritorno degli ottavi di finale di Europa League. Si parte dal 3 a 2 di Bergamo: vietato distrarsi, nonostante i due risultati disponibili saranno 90 minuti difficili. Alla Dea il compito di non abbassare la guardia, per raggiungere i quarti di finale servirà una prova diversa.

Foto: Alberto Mariani

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