Dea, beffa amarissima ai rigori: in finale di Coppa Italia va la Lazio

L’Atalanta esce dalla Coppa Italia dopo una battaglia lunga 120 minuti, intensa, nervosa, profondamente equilibrata.
23 Aprile 2026

L’Atalanta esce dalla Coppa Italia dopo una battaglia lunga 120 minuti, intensa, nervosa, profondamente equilibrata. Alla New Balance Arena finisce 1-1 dopo i tempi regolamentari e supplementari: un risultato che, dopo il 2-2 dell’andata, non basta alla squadra di Raffaele Palladino per accedere alla finale, dove va la Lazio.

L’Atalanta schiera praticamente il suo undici titolare: Carnesecchi in porta, Scalvini, Djimsiti e Kolasinac, in difesa, Zappacosta, De Roon, Ederson, Bernasconi, il quartetto di centrocampo Zalewski e De Ketelaere a supporto di Krstovic. Sarri invece risponde con Motta tra i pali, Marusic, Gila, Romagnoli, Nuno Tavares i quattro difensori Basic, Patric e Taylor in mezzo al campo, trio offensivo composto da Cancellieri, Noslin e Zaccagni.

La Dea parte con personalità, cercando subito di prendere campo attraverso il consueto sviluppo sugli esterni. Zappacosta e Bernasconi spingono, mentre De Ketelaere e Zalewski lavorano tra le linee, ma la Lazio risponde con grande compattezza. Ne esce una prima frazione bloccata, quasi scacchistica: l’Atalanta fa la partita ma non trova varchi, mentre i biancocelesti si difendono con ordine e provano a colpire in transizione. Le occasioni sono poche, la tensione altissima.

Nel secondo tempo l’Atalanta alza il ritmo. Il baricentro si alza, De Roon ed Ederson aumentano l’intensità e la pressione diventa costante. È il momento migliore della squadra di Palladino, che dà la sensazione di poter sbloccare la gara. All’ora di gioco l’episodio che sembra cambiare volto al match:  Krstovic ruba palla a Motta e appoggia per Ederson il pallone dell’1-0, ma Colombo viene richiamato al VAR, gol annullato tra le proteste nerazzurre, anche per un possibile fallo di mano precedente di Gila.

La Lazio però resiste e colpisce quando può: a cinque minuti dalla fine calcio d'angolo di Zaccagni, la difesa dell'Atalanta si addormenta e Romagnoli incassa il pallone del vantaggio della Lazio. La partita si accende nel finale e dopo il gol che rompe l’inerzia arriva anche il pareggio di Pasalic una manciata di minuti dopo che vede la porta e batte Motta con un preciso rasoterra dal limite. Nel finale, colpo di testa di Scamacca ma Motta smanaccia e allunga sulla traversa.

Nei tempi supplementari la Dea prova l’assalto finale. Palladino inserisce energie fresche, cercando più peso offensivo e maggiore presenza in area. La squadra di casa spinge, crea pressione e tiene la Lazio nella propria metà campo. Al 94’ l’episodio che potrebbe cambiare tutto: rete atalantina di Raspadori, ma annullata per fuorigioco di Zappacosta. Un colpo durissimo, che fotografa la serata: tanto sforzo, pochissimo margine.

Si va così ai calci di rigore, l’Atalanta sbaglia quattro rigori (Scamacca, Zappacosta, Pasalic e De Ketelaere) su cinque, tutti quanti parati dal giovane portiere classe 2005 Edoardo Motta, e lascia la finale di Roma contro l’Inter ai biancocelesti. L’Atalanta esce con rammarico. Ha fatto la partita per lunghi tratti, soprattutto nella ripresa e nei supplementari, ma non è riuscita a concretizzare la superiorità territoriale.

La squadra ha mostrato maturità, organizzazione e spirito, ma è mancato il guizzo decisivo negli ultimi metri. L’episodio del gol annullato nei supplementari resta il simbolo della serata: centimetri che separano una finale da un’eliminazione. Una Dea viva, intensa, competitiva fino all’ultimo secondo, in queste partita, tuttavia, sarebbe servito qualcosa in più: cinismo, lucidità, dettaglio. La finale sfuma così, al termine di una sfida giocata sul filo, dove l’Atalanta ha dato tutto senza riuscire a prendersi ciò che cercava.

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