L’Atalanta esce dalla Coppa Italia dopo una battaglia lunga 120 minuti, intensa, nervosa, profondamente equilibrata. Alla New Balance Arena finisce 1-1 dopo i tempi regolamentari e supplementari: un risultato che, dopo il 2-2 dell’andata, non basta alla squadra di Raffaele Palladino per accedere alla finale, dove va la Lazio.
L’Atalanta schiera praticamente il suo undici titolare: Carnesecchi in porta, Scalvini, Djimsiti e Kolasinac, in difesa, Zappacosta, De Roon, Ederson, Bernasconi, il quartetto di centrocampo Zalewski e De Ketelaere a supporto di Krstovic. Sarri invece risponde con Motta tra i pali, Marusic, Gila, Romagnoli, Nuno Tavares i quattro difensori Basic, Patric e Taylor in mezzo al campo, trio offensivo composto da Cancellieri, Noslin e Zaccagni.
La Dea parte con personalità, cercando subito di prendere campo attraverso il consueto sviluppo sugli esterni. Zappacosta e Bernasconi spingono, mentre De Ketelaere e Zalewski lavorano tra le linee, ma la Lazio risponde con grande compattezza. Ne esce una prima frazione bloccata, quasi scacchistica: l’Atalanta fa la partita ma non trova varchi, mentre i biancocelesti si difendono con ordine e provano a colpire in transizione. Le occasioni sono poche, la tensione altissima.
Nel secondo tempo l’Atalanta alza il ritmo. Il baricentro si alza, De Roon ed Ederson aumentano l’intensità e la pressione diventa costante. È il momento migliore della squadra di Palladino, che dà la sensazione di poter sbloccare la gara. All’ora di gioco l’episodio che sembra cambiare volto al match: Krstovic ruba palla a Motta e appoggia per Ederson il pallone dell’1-0, ma Colombo viene richiamato al VAR, gol annullato tra le proteste nerazzurre, anche per un possibile fallo di mano precedente di Gila.
La Lazio però resiste e colpisce quando può: a cinque minuti dalla fine calcio d'angolo di Zaccagni, la difesa dell'Atalanta si addormenta e Romagnoli incassa il pallone del vantaggio della Lazio. La partita si accende nel finale e dopo il gol che rompe l’inerzia arriva anche il pareggio di Pasalic una manciata di minuti dopo che vede la porta e batte Motta con un preciso rasoterra dal limite. Nel finale, colpo di testa di Scamacca ma Motta smanaccia e allunga sulla traversa.
Nei tempi supplementari la Dea prova l’assalto finale. Palladino inserisce energie fresche, cercando più peso offensivo e maggiore presenza in area. La squadra di casa spinge, crea pressione e tiene la Lazio nella propria metà campo. Al 94’ l’episodio che potrebbe cambiare tutto: rete atalantina di Raspadori, ma annullata per fuorigioco di Zappacosta. Un colpo durissimo, che fotografa la serata: tanto sforzo, pochissimo margine.
Si va così ai calci di rigore, l’Atalanta sbaglia quattro rigori (Scamacca, Zappacosta, Pasalic e De Ketelaere) su cinque, tutti quanti parati dal giovane portiere classe 2005 Edoardo Motta, e lascia la finale di Roma contro l’Inter ai biancocelesti. L’Atalanta esce con rammarico. Ha fatto la partita per lunghi tratti, soprattutto nella ripresa e nei supplementari, ma non è riuscita a concretizzare la superiorità territoriale.
La squadra ha mostrato maturità, organizzazione e spirito, ma è mancato il guizzo decisivo negli ultimi metri. L’episodio del gol annullato nei supplementari resta il simbolo della serata: centimetri che separano una finale da un’eliminazione. Una Dea viva, intensa, competitiva fino all’ultimo secondo, in queste partita, tuttavia, sarebbe servito qualcosa in più: cinismo, lucidità, dettaglio. La finale sfuma così, al termine di una sfida giocata sul filo, dove l’Atalanta ha dato tutto senza riuscire a prendersi ciò che cercava.







