L’asfalto dei campionati italiani di corsa su strada CSI parla valdimagnino. Lo scorso 18 ottobre, infatti, Ivan Mazzoleni Ferracini, atleta di Almenno San Bartolomeo, si è laureato campione nazionale di corsa su strada per la categoria Veterani A, tra le vie di Bellano (Lecco). Una vittoria importante, costruita su un’ottima gestione dei 5,5 km della gara, che ha ripagato Ivan di tutti gli sforzi e i sacrifici fatti negli anni con un agognato tricolore.
Il percorso del 55enne per arrivare a questo traguardo è stato tutt’altro che pianeggiante, un po’ come i tracciati delle gare su strada, in cui ogni curva può rivelarsi un ulteriore avversario da affrontare. La sua carriera sportiva è iniziata nel 1979, quando all’età di 8 anni ha cominciato a gareggiare in bici. “Sin da bambino sono sempre stato attratto dallo sport: il mio primo amore è stato il ciclismo. Ho corso sia per la squadra di Almè che per quella di Sedrina e poi con SC Mecair di Cormano. Dopo quindici anni ho dovuto smettere per alcuni problemi e non è stato facile”, racconta Ivan.
La vita si è intromessa tra il nuovo campione italiano di corsa e la sua passione per l’attività fisica, tanto da portarlo ad allontanarsi dalle competizioni, almeno fino al 2018. “Ormai otto anni fa mi sono avvicinato al mondo dell’atletica. Pian piano mi è ritornata la voglia di correre e di competere a livello agonistico”. Dalle campestri alla corsa su strada, passando poi per la corsa in montagna e a quelle in pista, l’almennese è pronto per ogni competizione: “Sono tesserato FIDAL con Berbenno Runners, mentre per le competizioni CSI partecipo con la Polisportiva Pagnona”.
Proprio quando la sua carriera sportiva stava per iniziare un secondo corso, un infortunio lo ha portato a dover ricominciare da zero, mettendo persino in dubbio le sue capacità. “Nel 2018 ho avuto un trauma all'alluce, ho rotto il dito ed ho impiegato quattro anni per risolvere - almeno in parte - il problema, con cui peraltro convivo tutt’ora. Purtroppo questo tipo di trauma è invasivo per chi pratica atletica”. Nonostante le difficoltà c’è sempre stato qualcuno che credeva in Ivan, anche quando lui dubitava di sé stesso. “Un giorno parlavo con il mio massaggiatore Renato Gotti e gli ho confessato che avrei voluto mollare. Lui mi ha detto di non rinunciare, mi ha incitato dicendomi che insieme saremmo partiti da zero e piano piano sarei tornato in forma - ricorda commuovendosi Mazzoleni Ferracini -. E così è stato, inizialmente facevo pochi chilometri, fin quando sono riuscito a trovare un assetto facendo allenamenti più corti, però più intensi e con il tempo mi sono rimesso in carreggiata”.
Dal 2018 ne ha fatta di strada, ha macinato chilometri e si è presentato alla competizione nazionale con la tranquillità di chi è consapevole di essere preparato fisicamente, anche se la medaglia d’oro la percepiva come un miraggio. “Alla vigilia della gara ero tranquillo, non pensavo al primo posto”, confessa. Alla partenza l’atleta, classe 1971, non si è fatto prendere dalla foga di mettersi in testa, ma ha gestito il suo andamento. A un chilometro dal traguardo qualcosa è cambiato in lui, è scoccata una scintilla che ha ribaltato le sorti della gara: “Ero ancora in quinta o sesta posizione e davanti a me si faceva sempre più vicino il gruppettino di testa”. In quegli istanti Ivan, dopo aver considerato il suo stato fisico, ha visto a portata di mano l’occasione di conquistare un risultato importante. “Nel momento in cui sono partito per superare quel gruppo mi è sembrato di entrare in un tunnel, non ho più avvertito alcuna fatica, anzi: mi son sentito travolto da un'energia indescrivibile”.
Mentre l’almennese ha faticato a capacitarsi di quanto stesse vivendo, il traguardo si avvicinava sempre di più, proprio come colui che conduceva la gara. “Negli ultimi 200 metri ho realizzato che avevo raggiunto quello che era in testa. Non mi sembrava vero, ma ciò mi ha dato un’ulteriore carica e sono andato dritto fino in fondo, senza voltarmi”. Ad assistere a questo trionfo c’erano la figlia Arianna e Tersilla, la compagna di Ivan, che hanno condiviso con lui la gioia di aver conquistato il titolo. Ancora senza parole: “Non mi sono reso conto subito di quanto era accaduto, l'ho vissuto e mi sono goduto quegli istanti. Ho desiderato a lungo conquistare il tricolore, ma forse sto realizzando ora, a distanza di una settimana, la reale importanza di quanto è successo”.
I sacrifici non sono mancati, sia per Ivan che per chi gli sta accanto nella quotidianità. “Gli allenamenti sono impegnativi, richiedono costanza ed è necessario anche mantenere un regime alimentare corretto. Faccio l’ambulante e posso gestire come meglio credo il pomeriggio dopo il lavoro. Per le gare devo spostarmi, ma ho la fortuna di avere nella mia vita persone che mi supportano, rinunciano magari a un weekend a casa per venire a sostenermi e gioire con me dei miei traguardi”. La vittoria della gara di Bellano e il conseguente titolo italiano, alla luce della storia di Ivan, dei suoi sacrifici, dell’impegno e caparbietà dopo l’infortunio, assumono ulteriore peso e importanza. “È una seconda fase della mia vita. Questa è una seconda possibilità dopo quanto accaduto alla mia carriera ciclistica e me la sto giocando a pieno. Non è un caso che il mio motto sia ‘mòla mia, mai mòla’”.
Adesso che l’obiettivo del tricolore è stato raggiunto, Ivan guarda al futuro pensando di alzare ulteriormente l’asticella. “In programma ora ci sono le campestri. Successivamente penso che prenderò parte ai mondiali in Svizzera di corsa in montagna, che si svolgono prima dell'estate. Andrò con l'idea di divertirmi, mi preparerò e darò tutto me stesso, ma anche questa volta senza aspettarmi il risultato”. Insomma gli appuntamenti su strada sembrano ora terminati, ma la corsa di Ivan Mazzoleni Ferracini è tutt’altro che finita.





