Da ACI Bergamo arriva un nuovo richiamo alla sicurezza stradale in uno dei periodi dell'anno caratterizzati dal maggior numero di spostamenti. L'Automobile Club sottolinea come l'auto resti un mezzo indispensabile per molti cittadini, ma ribadisce che, accanto alle criticità della rete viaria, è soprattutto il rispetto delle regole da parte di tutti gli utenti della strada a fare la differenza per ridurre incidenti e vittime. Di seguito il comunicato integrale.
L’estate con i massicci spostamenti che si registrano su tutte le strade e su alcune in particolare rende più evidente e sperimentata una realtà e una tendenza negli utenti. Nonostante le sollecitazioni ai cittadini perché si servano dei mezzi pubblici, l’auto resta una necessità di fatto, in prima istanza per raggiungere il posto di lavoro, soprattutto per coloro che abitano nelle nostre valli e in paesi periferici con scarsi collegamenti.
E anche i ripetuti inviti al “car pooling”, con la condivisione dell’auto tra persone che compiono lo stesso tragitto quotidiano – risparmio sulle spese e meno congestione, con abbassamento dell’inquinamento – non rientra ancora fra le possibilità o le abitudini praticate. Va peraltro considerata anche l’oggettiva difficoltà a far coincidere gli orari, specie nel caso di turni lavorativi.
Quindi l’auto resta in cima alle esigenze dei più; a loro va aggiunto il volume degli altri flussi: dai monopattini elettrici alle bici, dalle moto ai camion. Dal canto suo, la bici nella bella stagione è inforcata da un numero crescente di ciclisti che si spostano dalle città e dai centri urbani verso la montagna o i laghi per diporto, oggi con il vantaggio delle pedalate assistite, che consentono uscite a una maggior platea di appassionati.
Fascia notturna a parte, le strade sono molto battute per 2/3 delle 24 ore e la consistenza numerica finisce per creare qualche inevitabile problema, visto che il traffico si è moltiplicato e spesso molti tratti sono rimasti quelli esistenti e percorsi nella civiltà contadina, con molte strettoie e conseguenti pericoli. D’altronde occorre fare i conti con le risorse finanziarie a disposizione: la provincia bergamasca ha una rete stradale che si distende su oltre mille km con tutto il fabbisogno connesso, a partire dalla manutenzione per quello che resta l’anello più importante di collegamento.
Accanto a questo non trascurabile aspetto, si pone però – ed è fondamentale – il comportamento messo in atto da tutti gli utenti, dai pedoni su su fino ai conducenti di automezzi pesanti. E qui c’è ancora molto da migliorare e a dimostrarlo sono le cifre di quanto accade ogni sacrosanto giorno con un tasso di incidenti, feriti e morti che resta troppo elevato. Quest’anno, fino al 30 luglio sono 26 le vittime sulle strade bergamasche, con altre 6 residenti fuori provincia (statistica aggiornata fornita da Ivanni Carminati, presidente dell’Associazione familiari vittime della strada).
Permane purtroppo l’abitudine di molti a essere troppo sicuri di se stessi, ciò che porta a un’estesa inosservanza delle norme regolamentate (e appesantite) dal Codice. L’elenco delle infrazioni, che si traducono in pericoli, è lungo e vede in prima linea la velocità, le distrazioni con il principale colpevole che è il telefonino e i suoi parenti tecnologici, l’eccesso di bevande alcoliche, l’assunzione di droghe. Il perché, noi dell’ACI di Bergamo lo andiamo rilevando e sottolineando puntualmente da anni, in nome della sicurezza di tutti.
Abbiamo intensificato le campagne per l’educazione, la prevenzione, la prudenza e adesso vediamo che molta comunicazione sta mettendo l’accento sulla guida responsabile e sull’urgenza di una sorveglianza, sia delle forze dell’ordine che tecnologica, meno episodica e più abituale, anche per individuare e sanzionare chi è allergico al rispetto delle regole. “Resta però la sensazione – e lo ha scritto in questi giorni a chiare lettere il “Corriere della Sera” – che ognuno possa fare quello che gli pare, anche nelle piccole cose: andare in bicicletta sul marciapiede, viaggiare in contromano, mettere gli altri a disagio quando non apertamente in difficoltà. Come sempre, la qualità della vita delle città dipende in primo luogo dai cittadini. Senza dimenticare mai che la sicurezza — come la sanità, come l’istruzione — dipende anche dalla presenza di cittadini disposti a finanziarla attraverso il giusto prelievo fiscale”.






