Tanto lavoro e altrettanta passione, per allevare un animale che forse non è il simbolo delle Orobie, ma è in grado di dare tante soddisfazioni. Halid Selimovic ha 31 anni, viene dalla Bosnia e a Fuipiano Valle Imagna alleva capre: un’attività che ha anche deciso di condividere con tutta la comunità.
“Sono arrivato a Fuipiano tre anni fa, al momento ho una trentina di capre orobiche e anche cinque o sei mucche. Sono la mia passione. Prima facevo il pastore, in Bosnia avevo quattro capre, ma gli animali mi sono sempre piaciuti. La mia ragazza, Valentina, mi dà una mano e spesso esco con le capre, anche solo per una giornata” racconta.
“Io sono anche giardiniere, muratore, un po’ un tuttofare diciamo. È un impegno abbastanza grosso, produciamo capretti e facciamo allevamento da carne - spiega - Da carne anche le mucche. La mattina mi alzo e preparo tutto, dopo la sera, quando arrivo dal lavoro, ho ancora l’impegno degli animali, gli do da mangiare e da bere”.
Halid possiede la necessaria esperienza per paragonare il mondo dell’allevamento in Italia con quello del proprio Paese di origine. “In Bosnia era tutta un’altra cosa: si faceva ancora tutto come negli anni ’90, come era una volta qua. Ora in Italia devi avere tutto in regola per forza e a ragione, devi essere a posto altrimenti ci possono essere malattie e altri problemi. I controlli servono, è tutto più monitorato. Io sono il solo che alleva le capre a Fuipiano, qui vanno di più le mucche, adesso le mie capre sono tutte orobiche e sono animali più forti. Le altre razze sono più calme, ma meno resistenti”.
Certamente, il contesto in cui Halid vive aiuta la sua attività: “Mi piace che ci sia tutto il giorno il sole, ovviamente noi siamo un po’ isolati, quasi a mille metri di altitudine, ma per gli animali è meglio. I maschi hanno richiesta per la carne, le femmine si vendono ancora vive: ovviamente, c’è quella più bella e brutta e, come per tutte le cose, se è bella costa molto di più” scherza.
Se la cultura della capra è in secondo piano, perché non provare a promuoverla? Detto fatto: “Abbiamo organizzato una fiera caprina qua a Fuipiano lo scorso 24 ottobre - racconta Halid - e abbiamo avuto 160 animali anche dalla Valtellina. C’era tanta gente, venuta anche dalle zone dalla Val Camonica… a me sembrava che nessuno avesse mai organizzato un evento così, visto che il primo anno è andato bene contiamo di rifarlo il prossimo. La giornata ci ha aiutato con il sole, quindi possiamo dire che è stato perfetto. Le mucche sono molto più diffuse, però non abbiamo avuto difficoltà e per fortuna abbiamo avuto gli sponsor che ci hanno dato una mano”.
L’obiettivo è quindi andare avanti, perché “la salute dovrebbe durare ancora un po’ e, se tutto va bene, vorrei continuare con l’allevamento. Io ho la mia ragazza che mi aiuta e in due ce la facciamo. Sono 15 anni che non torno in Bosnia quindi no, non tornerei indietro” spiega.
Il tutto al netto di un sistema che, secondo Halid, può penalizzare gli allevatori più che aiutarli. "Certo, in Italia devi pagare tantissime tasse e cose che si potrebbero evitare. Ci sono un sacco di burocrazia e controlli, perché se le capre stanno sotto la pioggia la gente pensa che siano maltrattate - precisa. - Per il resto mi trovo bene, altrimenti non mi sarei nemmeno fermato. Con le persone mi trovo bene, con tutti, siamo in duecento qui in paese ed è importante andare d’accordo l’uno con l’altro”.






